Tragedia sull’ A1: respinta l’istanza dei familiari

Non ci sarà alcun ricorso. La Procura di Arezzo ha deciso di non impugnare la sentenza a carico di Fabio Mistò, il camionista 63enne responsabile della strage avvenuta lungo la A1 l’estate scorsa. una “doccia fredda” per le famiglie delle vittime, che proprio ieri, in un presidio davanti al Tribunale, avevano manifestato la loro amarezza per una pena accessoria ritenuta troppo lieve. I legali delle famiglie — gli avvocati Scarnicci, Buoncompagni, Barzanti e Cocchi — avevano depositato un’istanza formale chiedendo al Pubblico Ministero di impugnare la sentenza nella parte riguardante la sospensione della patente, fissata dal GUP Giulia Soldini in soli tre anni. I parenti chiedevano la revoca definitiva del titolo di guida. Tuttavia, il PM ha respinto la richiesta. Nella sua risposta, pur esprimendo “piena consapevolezza della straordinaria gravità della vicenda e del dolore patito dai familiari”, il magistrato ha chiarito che, trattandosi di un patteggiamento, l’impugnazione è possibile solo per motivi di legittimità o violazione di legge.Sulla questione specifica della patente, il PM ha precisato che la scelta tra revoca e sospensione non è più un automatismo legislativo, ma è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice. In questo caso, il GUP ha motivato espressamente la scelta della sospensione richiamando elementi della condotta ritenuti rilevanti. Secondo la Procura, tale decisione non è sindacabile in sede di legittimità.Resta dunque confermato il verdetto: cinque anni di carcere e il ritorno alla guida tra tre anni per l’uomo che ha spezzato tre vite in un momento di distrazione fatale.